L'artigianalità
“I
n tutta Italia, nelle città come nei poveri villaggi, è possibile vedere ciabattini seduti nelle loro piccole botteghe, circondati da mucchi di scarpe buttate alla rinfusa, che lavorano curvi sulle loro forme, al lume di una nuda lampadina”.
Così Salvatore Ferragamo nella sua autobiografia descriveva la situazione lavorativa italiana all’inizio del Novecento. Il Sud dell’Italia, in particolare, era un paese dove predominavano le calzature fatte e a mano e dove la qualità artigianale raggiungeva i livelli d’eccellenza.
Quando Salvatore emigrò negli Stati Uniti, dove era esplosa l’industria calzaturiera, decise di rimanere fedele alla tradizione artigianale italiana, pur rinnovandola con alcuni accorgimenti appresi dall’industria.
Una volta tornato in Italia e stabilitosi a Firenze, Ferragamo estese il concetto di artigianalità alla realizzazione di tomaie in merletto, ricamate o in paglia, a tacchi tempestati di pietre, in argento o in metallo, frutto di quell’abilità manuale del luogo, conosciuta in tutto il mondo come la cultura italiana del prodotto.
Una volta che la produzione è stata estesa ad una gamma merceologica più vasta e che le calzature per esigenze di mercato sono state prodotte industrialmente,
il marchio Ferragamo ha continuato a far tesoro del suo passato e a conservare una parte artigianale nella lavorazioni dei propri prodotti, coltivando la cura dei dettagli e la passione per il lavoro e facendone un atout del suo successo.