Museo Salvatore Ferragamo
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Paglia e raffia

L
e scarpe più antiche che siano state mai ritrovate sono realizzate dall’intreccio di fili d’erba. L’impiego delle fibre vegetali e della paglia non è dunque una novità. Ma, scomparso per molti secoli ritorna nelle calzature di lusso agli inizi degli anni Trenta . Il recupero di questo materiale si deve in buona parte a Ferragamo, che, impiantando la sua attività a Firenze, trasse ispirazione da una lavorazione artigianale tipica della zona, quella della paglia. Al mercato si trovava sia la paglia nostrale, sia il rascello, derivato dalla corteccia del pioppo lasciata macerare nel cromo, l’erba delle Filippine e la canapa di Manila, costituita da una fibra di foglie e di guaina di banano.
Ma la più usata da Ferragamo è la raffia, che si ricava dalle foglie giovani di una palma dell’Africa orientale. Salvatore Ferragamo ebbe il merito di applicare questi materiai alle tomaie delle calzature, soprattutto estive, per le quali creò nel 1930 un nuovo marchio, ‘Pompeian by Ferragamo’. Il periodo autarchico dette un’accelerazione a questo tipo di produzione,ma non ancora per molto. Già nel 1950, la paglia e la raffia scarseggiavano. Cominciarono allora a prendere campo le paglie straniere e le raffie sintetiche. Salvatore Ferragamo adottò un tipo di raffia sintetica, che era chiamata ‘pontovo’ o ‘pontova’. Le tomaie erano realizzate a Bonito, nel paese d’origine di Ferragamo, in Campania.
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